L’antiquarium

tratto dalla Guida Ufficiale delle Basiliche di Cimitile

a cura di C. Ebanista e F. Fusaro

Le volte di fondazione della parrocchiale nascondono i resti delle navate e del presbiterio della basilica vetus, costruita, ad est dell’aula ad corpus, intorno alla metà del IV secolo e più volta trasformata nei secoli , prima di essere quasi completamente demolita alla fine del Settecento. Nell’area è stato recentemente allestito l’antiquarium; esso accoglie interessanti reperti d’età romana, paleocristiana, medievale e postmedievale che illustrano la storia del complesso.

Antiquarium | Basiliche Paleocristiane di Cimitile

Presso l’ingresso, nel pavimento, sono visibili tre botole che consentono l’accesso a due distinti ossari. La sezione romana ospita pregiati reperti marmorei, tra cui una colonna con base, un capitello corinzio e due rilievi con armi.

Davvero singolare è l’urna strigilata in marmo traslucido (I-II secolo d.C.) che nel XVII secolo divenne fonte battesimale della basilica di S. Felice. Di significativo interesse sono l’iscrizione con dedica ad Augusto e quella di L. Curiatius¸ che in età paleocristiana fu decorata sul retro con squame e gigli e trasformata in transenna.Al periodo paleocristiano appartengono un frammento di transenna marmorea con massime bibliche (IV-V secolo) e un pilastrino in muratura con affreschi.

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Tra le epigrafi funerarie rivestono particolare interesse quelle dei vescovi Teodosio († 490) e Prisco († 523).

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Nella stessa sezione sono conservati una vasca marmorea biansata, che fu riutilizzata come fonte battesimale della basilica di S. Felice sino al XVII secolo, e diversi manufatti ceramici: da notare una scodella con simboli cristiani  e una lucerna con il candelabro ebraico a sette bracci . Veniamo, dunque, ai numerosi reperti d’età medievale.

Ben conservati sono gli orecchini, le fibule  bronzee e le brocchette di VI-VII secolo che corredavano le tombe scavate nel 1988 nella basilica nova e in S. Tommaso.Veniamo, dunque, ai numerosi reperti d’età medievale. Ben conservati sono gli orecchini, le fibule  bronzee e le brocchette di VI-VII secolo che corredavano le tombe scavate nel 1988 nella basilica nova e in S. Tommaso.  

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Di pregevole fattura è il sarcofago marmoreo con il mito di Endimione e Selene (III secolo d.C.), che sul retro reca l’epigrafe dell’arcipresbitero Adeodato che vi fu sepolto nel V-VI secolo. Al I secolo d.C. si data il mortaio in pietra a corpo troncoconico con due anse.

A Leone III (IX-X secolo) si devono, invece,  le due transenne con squame, gigli e iscrizione , nonché forse la lastra con grifi alati e quella con toro e leone , poi riutilizzata nel pulpito della basilica di S. Felice (smembrato alla fine del Settecento).

Al XII secolo si datano, invece, la lastra marmorea con l’agnus Dei tra l’aquila e il leone (non più conservato perché il pezzo è stato asportato dai ladri nel 1974) e quella con uccelli affrontati), entrambe collocate un tempo nel pulpito della basilica di S. Felice.Alla stessa epoca si datano i pilastrini  decorati da rosette, trecce, girale con animali, grappoli d’uva o tralci di vite, appartenuti alla recinzione del presbiterio della basilica di S. Felice.

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D’età altomedievale sono, infine, un frammento di affresco raffigurante S. Giuseppe e 5 capselle lignee per reliquie trovate nel 1955, durante la demolizione dell’altare eretto sulla tomba di S. Felice (da notare la più piccola che presenta resti dell’iscrizione).

Dall’esterno del complesso basilicale proviene probabilmente la bella croce in marmo (fine XV-inizi XVI secolo), raffigurante su un lato la Crocifissione) e sull’altro la Resurrezione.Sono, inoltre, esposti significativi frammenti ceramici di produzione basso medievale

La sezione post medievale si apre con l’iscrizione dedicatoria del vescovo Fabrizio Gallo (fine XVI secolo); seguono l’acquasantiera marmorea commissionata dal curato Geronimo Sorbato nel 1604 e due marmi relativi al preposto Carlo Guadagni: un’iscrizione del 1687 e l’epigrafe funeraria (1688).

Dall’abside occidentale della basilica di S. Felice proviene la cosiddetta cattedra lignea di S. Paolino, risalente agli inizi del XVIII secolo; essa fu fatta costruire dal marchese Gentile Albertini per proteggere una cattedra marmorea che è successivamente scomparsa. Nel presbiterio orientale della stessa basilica erano originariamente sistemate le lastre tombali con gli stemmi dei principi Albertini (1724) e di Tommaso Pacelli, vescovo di Bovino, morto a Cimitile nel 1780. Il frammento di rosario in osso e il crocifisso bronzeo (XVIII secolo) sono stati trovati nella navata sinistra della basilica, utilizzata come cimitero sino al 1838.

È esposta anche una selezione di manufatti ceramici databili tra i secoli XVI e XIX. Al pavimento settecentesco della basilica di S. Felice appartengono, infine, le mattonelle maiolicate decorate con fiorone quadripetalo e rosa dei venti.

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